MODALITÀ D'USO
forme di riutilizzo dell'immagine fotografica nei progetti editoriali


Modalità d'uso, l'ambiente archivio
L'insieme delle immagini presenti nei cassetti e negli album privati, quelle dimenticate nei depositi degli enti e delle istituzioni, ovvero ciò che va sotto il nome di fotografia vernacolare, può essere fonte di sorprendenti ritrovamenti.
Il Centro studi Nedi┼ża raccoglie da anni gli archivi fotografici del proprio territorio cercando di contrastare la rimozione della memoria per immagini dovuta al passare del tempo e all'odierna iperproduzione iconica.
In questo processo di ricerca e valorizzazione le fotografie trovate assumono altri significati, perdono spesso la loro originaria funzione (ricordi di famiglia, attività di documentazione, didattica ecc.) per entrare a far parte, ricontestualizzate, della storia collettiva.
La mostra presenta alcune fotografie realizzate negli anni ottanta durante i laboratori didattici di una scuola media e riutilizzate recentemente dal Centro per la produzione di una serie editoriale dal titolo “Lezioni di fotografia”. Le ingenue prove scolastiche che comprendono positivi, negativi e matrici per fotogrammi, ci parlano dei procedimenti stessi di produzione delle fotografie e mimano passi essenziali della storia del medium: non solo scarti ed esperimenti didattici ma oggetti autonomi liberati alle letture dettate dalla sensibilità di ciascuno.

Modalità d'uso, progetti editoriali
Nel 1989 Joachim Schmid scriveva provocatoriamente: “Nessuna nuova fotografia finché non siano state utilizzate quelle già esistenti!”. Provocazione di grande attualità oggi nel momento in cui la tecnologia ci offre un modello di comunicazione dove la produzione di immagini è aumentata a dismisura e viene veicolata dai media con grande rapidità e, spesso, superficialità. La mostra presenta otto libri – che trovano una comune origine nell'uso di fotografie già esistenti riproposte in una nuova chiave di lettura – in diverse fasi del processo di elaborazione e secondo il grado di sviluppo di ciascuno: dalla forma embrionale di progetto ai dummies, dalle autoproduzioni in numero limitato ai libri già entrati nel circuito editoriale.
In alcuni progetti gli autori hanno usato solo fotografie “trovate”, in altri, a partire da esse, hanno ideato nuovi percorsi di ricerca visuale; in entrambi i casi le “vecchie” fotografie sono state oggetto di una riflessione attenta e approfondita.
Questa mostra si pone come un invito a rallentare il tempo di fruizione delle immagini, suggerendo un modo per attenuare il possibile effetto di “cecità per saturazione” che si produce oggi a causa della loro incontenibile disponibilità nei media.
> leggi Immagini dell'allestimento. (foto di Irene Lazzarin)


Robert Beyer, Fahrtenschwimmer


Andrea Botto, 19.06_26.08.1945


Irene Lazzarin, Atlas of Unseen Places


Alessia Bernardini, Becoming Simone


Jana Romanova, Shvilishvili


Arianna Arcara, Luca Santese, Found Photos in Detroit


Alberto Sinigaglia, Big Sky Hunting


Julia Borissova, The Farhter Shore

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